Cosa troviamo
Quasi mai è cattiva volontà. Sono errori di fretta, di strumenti, di abitudine. Per questo si ripetono, e per questo si possono trovare.
Dati sulla salute
Una delibera che autorizza un rimborso cita la malattia. Una determina su un risarcimento indica l'intervento subito. Un elenco di donazioni riporta nomi e importi. I dati sulla salute non possono essere diffusi, nemmeno quando il resto dell'atto deve essere pubblico.
Oscuramenti fatti male
Un rettangolo nero disegnato sopra il testo sembra un oscuramento. Spesso non lo è: il testo resta nel file e si può copiare. È successo anche nei tribunali americani: uno studio dell'università di Princeton ne ha trovati 194 in un solo archivio di atti giudiziari, con dati medici, indirizzi e il nome di un minore.
Dati nascosti nei file
Un foglio Excel nascosto, una colonna ristretta a zero, i commenti e le revisioni di un documento Word, il nome dell'autore nelle proprietà del file. Chi pubblica non li vede. Chi scarica sì.
Più dati del necessario
Una graduatoria deve dire chi è in graduatoria. Non serve la data di nascita, il codice fiscale, la condizione familiare o il motivo di una precedenza. Lo stesso vale per i contributi sociali e le ordinanze.
Documenti rimasti online troppo a lungo
Gli atti all'albo pretorio restano pubblicati per un periodo definito. Dopo, i dati personali non dovrebbero più essere raggiungibili. Spesso lo sono: in un vecchio archivio, in una pagina dimenticata, in un link ancora attivo.
Documenti non leggibili da tutti
Un PDF fatto da una scansione è un'immagine: chi usa un lettore di schermo non può leggerlo. Gli enti pubblici hanno l'obbligo di pubblicare documenti accessibili.
Hai trovato sul sito di un ente un documento con dati che non dovrebbero esserci? Mandaci il link.
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